Il mondo della floricoltura si muove velocemente, e l’innovazione spesso passa da intuizioni apparentemente semplici. È il caso di RCS 2.0, l’innovativo sistema di propagazione messo in atto dall’azienda leader nella produzione di giovani piante, Selecta One.
Un concetto tanto lineare quanto rivoluzionario: le giovani talee non vengono messe a radicare nel convenzionale jiffy o nel classico alveolo di terra, ma in una sorta di piccola bustina da tè biodegradabile.
Il risultato? C’è, ed è senza troppi compromessi.
Radici “libere” e fiducia nel sistema
Per chi come me ha esperienza nella coltivazione del Dianthus (il garofano), questa non è una novità assoluta dal punto di vista concettuale. Sappiamo perfettamente che i garofani viaggiano spesso nelle forniture a radice nuda o scossa; abbiamo quindi già sviluppato la fiducia necessaria nel vedere una pianta che si sviluppa e viaggia con radici libere dalla terra.
La vera svolta di RCS 2.0 è che questa soluzione, se ho compreso bene, è stata estesa a moltissime tipologie diverse di piante in catalogo, uscendo dalla nicchia dei soli garofani.
I vantaggi: logistica rivoluzionata e abbattimento dei costi
Se mi chiedete pregi e difetti di questa soluzione, a mio modesto parere vi rispondo che vedo solo vantaggi. Il beneficio più dirompente per noi coltivatori è la drastica riduzione di pesi e volumi:
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Prima (Sistema convenzionale): Per trasportare 1.500 piante era necessario un intero carrello CC, con l’obbligo di affidarsi a vettori specializzati nella logistica del verde.
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Ora (Sistema RCS 2.0): Lo stesso numero di piante viaggia comodamente in un singolo pacco da 60x40x50 centimetri, spedibile con un qualsiasi corriere espresso nazionale.
Questo si traduce in un risparmio enorme in termini di costi di trasporto, flessibilità e facilità di approvvigionamento.
Il nostro test: 10.000 Dianthus a confronto sotto il sole di giugno
Proprio in questi giorni stiamo testando per la prima volta una fornitura di Dianthus in RCS. Il tempismo è una vera e propria prova del fuoco: stiamo effettuando il rinvaso nell’ultima settimana di giugno, con temperature diurne che superano i 36 °C.
La procedura non mi spaventa. Al contrario, sono convinto che la radice, libera dall’involucro di terra originario, entri subito in contatto diretto con il nuovo substrato, iniziando a lavorare e a nutrirsi immediatamente. L’unico accorgimento fondamentale che mi sento di suggerire è quello di mantenere la fornitura in un luogo fresco fino al momento esatto del rinvaso.
La cosa più interessante? Nella stessa settimana abbiamo rinvasato anche 10.000 Dianthus coltivati con il sistema convenzionale. Abbiamo quindi il “testimone” perfetto per fare un confronto scientifico e accurato.
Curiosi di sapere come andrà? Vi terrò aggiornati dettagliatamente sull’andamento di questa prima fase di test.
A presto!
